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Michele Angileri

Fosso Santa Rosalia

Oltre ai due rami del Torrente Sciarapottolo un terzo canale percorre le balze meridionali del Monte Sellaro ai piedi del Santuario della Madonna delle Armi. Il modestissimo bacino di alimentazione fa sì che sia percorso dall'acqua ancora più raramente del Torrente Sciarapottolo, comunque quanto basta a definire un percorso netto attraverso la macchia e a scolpire erosioni sulla dura roccia calcarea.

Nome Fosso Santa Rosalia
Regione Calabria
Centro urbano più vicino Francavilla Marittima
Dislivello 210 m
Sviluppo 350 m
Verticale massima 32 m
Roccia Calcare
Difficoltà3
Navetta Necessaria
Esplorazione Michele Angileri; 3 gennaio 2025

 

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Cosa trovate nella descrizione dettagliata della gola

Ricordi

Esplorare da solo un canyon comporta l'impossibilità di avere un'auto di navetta. Occorre quindi tornare a piedi alla macchina. Siccome lo zaino è pesante e il cammino di ritorno è lungo, impervio e sconosciuto, conviene abbandonare lo zaino in un luogo vicino a un punto raggiungibile in macchina ed effettuare il ritorno a piedi senza pesi sulla schiena.
Ma anche così il ritorno a piedi dal Fosso Santa Rosalia fu particolarmente faticoso. La macchia era spesso tratti fitta e spinosa. Incontravo ogni tanto delle piste di boscaioli che però non andavano nella direzione giusta, e dovevo quindi presto abbandonarle. E c'erano diverse recinzioni, anche alte e difficili da superare: nonostante l'aspetto selvaggio quelli erano terreni privati e ancora utilizzati per ... pascolo? legna?
I campanelli delle capre e il latrare dei cani mi confermarono l'utilizzo di quei boschi come terreni di pascolo. Subito dopo udii il fischio di un pastore, ma era lontano e proseguii per la mia strada. Il pastore però mi aveva visto e incuriosito dal passaggio di un tizio che va dove non passa mai nessuno mi venne a cercare col fuoristrada e mi trovò mentre camminavo sulla strada per il santuario. Ne venne fuori una bella chiacchierata su quello che facevo, sulla vita da quelle parti, su qualche conoscenza che avevamo in comune, e anche un passaggio per l'ultimo chilometro di cammino.

Recuperata la macchina andai giù a recuperare lo zaino, che avevo lasciato non lontano da alcune case di campagna. Una di esse era abitata. I cani di casa mi accolsero non proprio amichevolmente, ma poco dopo arrivò l'anziano proprietario, gentilissimo e cordiale.
Gli spiegai cosa stavo facendo e lui mi accompagnò a riprendere lo zaino guidandomi attraverso la macchia al cancello che permetteva di superare l'alta recinzione di confine della sua proprietà, quindi su per la pista che conduceva al punto dove avevo lasciato lo zaino. La salita era ripida e andavamo piano anche perché lui aveva un pacemaker e non poteva fare grossi sforzi.

Recuperato lo zaino salutai il padrone di casa e feci per andarmene ma questi mi invitò a casa sua, mi presentò la moglie, mi offrì da bere, aprì un pandoro e ci facemmo una bella chiacchierata sulle nostre famiglie, i figli, i nipoti, ... Loro vivevano lì, in quella casa senza luce elettrica. L'acqua la prendevano dalla sorgente alla testa del Fosso Santa Rosalia, portata con un lungo tubo di plastica steso giù per le balze della montagna. I figli invece abitavano in paese, dove c'è tutto, la strada asfaltata, la corrente elettrica, il gas, l'acquedotto, la fognatura, i negozi. Lì in campagna, a pochi chilometri dal paese, non c'è nulla di tutto ciò. Quella coppia di anziani è l'unica rimasta in quella zona, a vivere la vita di una volta, il tipo di vita che si faceva un secolo fa in tutte le contrade dell'Alto Ionio Cosentino.

E così ancora una volta un viaggio attraverso un luogo aspro e sconosciuto situato a due passi da casa è divenuto anche un viaggio nel tempo e in una realtà nel complesso più aliena di quella che si può vivere andando dall'altra parte del mondo.

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